Il Piccolo Principe 6

Légami o legàmi?
OTTAVA PARTE
In quel momento apparve la volpe.
Questo l'incipit del capitolo più noto, più riprodotto, più esaltato dagli ammiratori, più agghiacciante se esaminato a fondo.
Dopo i convenevoli di rito, saluti e presentazioni
«Vieni a giocare con me», le propose il piccolo principe, «sono così triste...»
Da notare, la invita perché è triste, non perché vuole conoscerla, perché ha bisogno di distrarsi.
«Non posso giocare con te», disse la volpe, «non sono addomesticata».
Addomesticare, una parola terribile sulla quale i milioni di lettori non si sono soffermati, o alla quale hanno dato un significato positivo.
Addomesticare, dal latino domus, casa, ha una vasta gamma di significati, anche figurati sui quali non possiamo soffermarci, considereremo solo quello principale. Rendere domestico un animale selvatico significa abituarlo alla vicinanza dell'uomo, alla sua casa, allevarlo per la propria utilità; stessa cosa per le moltissime piante che sono state domesticate soprattutto a fini alimentari. Se il termine è riferito ad animale già domestico, significa renderlo ubbidiente, ammaestrarlo. È evidente il significato di rendere adatto, simile a sé: assimilare, da cui assimilazione, che comporta la perdita di alcune caratteristiche per assumere quelle dell'addomesticatore. L'assimilazione culturale è quella di un gruppo, o di un individuo, che abbandona, per imposizione più o meno coercitiva, la propria cultura per assumere quella dominante.

La spiegazione della volpe al piccolo principe è la seguente.
«È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"...[...]
«Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me.
Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo».
E questo non è male, anzi, ma perché quel termine? Nell'originale troviamo apprivoiser, ammansire, addomesticare: quindi non ci sono dubbi, traduzione letterale.
Le parole sono importanti, e quasi mai sono scelte a caso; un difensore d'ufficio potrà dire che siamo in presenza di una volpe, animale selvatico, e quindi il termine è appropriato. Non è esattamente così, perché questa non è, magrittianamente, una volpe, è una metafora, un simbolo.
Io avrei preferito una frase come questa: Prima di giocare insieme, dobbiamo conoscerci. Oppure, ancor meglio: Sì giochiamo insieme, così ci conosceremo.
Questo sarà il modo corretto per creare dei legami, rispetto reciproco delle proprie diversità, nessuno addomestica nessuno.
«Comincio a capire», disse il piccolo principe. «C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato...»
È proprio così, il fiore più antipatico del mondo ha davvero tentato di addomesticare il piccolo principe, col risultato di farlo scappare. Io lo avrei sradicato e dato da mangiare alla pecora.
La volpe prosegue manifestando la sua noia esistenziale, gli uomini le danno la caccia, lei dà la caccia alle galline, ma uomini e galline si somigliano tutti, che monotonia!
Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata.
Riconoscerà i suoi passi fra quelli di mille altri, saranno come musica e la faranno uscire dalla tana. Il colore dorato del grano, che per lei non ha alcun interesse alimentare, le farà ricordare i capelli d'oro del principino,
E amerò il rumore del vento nel grano...» che scialo di poesia in questo libro!
La volpe implorante chiede:
«Per favore... addomesticami», disse

Qui, secondo le migliori tradizioni del feuilleton, mi fermo, vi lascio in trepidante attesa della risposta del principino, se non resistete, consultate il sacro testo.
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Gralli
