Il Piccolo Principe 7

La volpe implorante chiede: «Per favore... addomesticami»
Settima parte
E quel poetico, delicato bambino:
«Volentieri», rispose il piccolo principe, «ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose».
Affetto, amore, va tutto bene, ma io ho la mia vita, non posso stare sempre appresso a te! Mai sentita questa frase?
Il piccolo principe addomestica la volpe, ma dovrà ripartire da lì a poco. La volpe piangerà, ma le rimarrà il colore del grano, un bel ricordo. Anche se dovrà soffrire, ne sarà valsa la pena. Sembra molto bello, lo sarebbe, se a soffrire non fosse solo la volpe, che si è sottomessa, implorando l'amicizia. Il piccolo principe non sembra molto turbato dal distacco, anzi ritorna al giardino, su consiglio della volpe. E qui si produce in una bella invettiva contro le povere rose, che sono belle, ma vuote, perché nessuno le ha addomesticate, insomma non valgono nulla se qualcuno non le plasma, la sua rosa invece sì che è unica, perché lui l'ha curata. Il merito è tutto suo. E le rose erano a disagio.
Be' era il minimo. Ho detto che la storia non è adatta ai bambini, ma forse alle bambine sì, per far loro capire una certa mentalità maschile e starne alla larga.

Il piccolo macho torna dalla volpe e questa gli rivela il suo segreto:
«Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi».
È un'affermazione dogmatica, perentoria, indiscutibile.
Questa frase che rimbalza milioni di volte sul web, non vuol dire proprio nulla, ma ognuno può leggervi quel che vuole. Questo il segreto del suo successo, insieme alla magica parola che contiene: cuore.
Gli aforismi, i motti, gli slogan, sono sempre molto efficaci, sono brevi, semplificano i problemi, si ricordano con facilità, si impongono con una pretesa di verità inoppugnabile, non richiedono riflessione. Non a caso sono una delle "armi" preferite dalla pubblicità e dalle dittature. Ma ad un attento esame si rivelano per quello che sono: vuoti e falsi, o quanto meno ambivalenti, perché dietro ad una presunta verità ce n'è sempre un'altra. Questo cuore, è davvero lo stesso per tutti? Il cuore, inteso come sentimento, non sempre è buona cosa; a volte noi vediamo le cose con il "nostro" sentimento, presumendo che sia il migliore, quello giusto, ma è davvero così? E gli altri sentono nella stessa maniera?
E l'essenziale, cos'è? Un concetto vago, anzi vacuo che non rimanda a nulla; al di là di tutto ciò che concerne biologia e conservazione della vita, essenziale potrebbe essere qualsiasi cosa, e mai la stessa per ciascuno di noi. Dire che è invisibile agli occhi poi, significa che non fa parte della nostra realtà concreta, quella nella quale viviamo, la cui conoscenza, al contrario, passa in gran parte attraverso lo sguardo, come attestano millenni di filosofia, letteratura, scienze, ma anche le nostre esperienze personali. E la ragione? L'autentico organo della vista sarebbe il cuore, concetto inconsistente: anima? sentimento? Anche qui vaghezza che porta al nulla.
Una frase vuota che ognuno riempie a suo modo, come gli oroscopi, come le predizioni della cartomante, che sono vaghi per potersi adattare a tutti, ciascuno ci vede se stesso, narcisisticamente.
Le cose sono un po' più complicate come si vede. Sottotraccia c'è un oscuro intento di sopraffazione, un desiderio di addomesticare, di rendere l'altro simile a noi.

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Gralli
